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Lora di religione nella società complessa
Lora di religione torna ad essere oggetto di dibattito. Rispetto a quanto si verificò a ridosso della revisione concordataria (la firma avvenne nel febbraio 1984) è cambiato in modo radicale il contesto religioso, culturale e sociale. La cosa appare con evidenza immediata a scuola. Il dato che colpisce, entrando in unaula di media superiore, è la caduta di verve polemica: gli studenti sono seduti, o se stanno affacciati alla finestra, eli richiami, si siedono (quasi subito). Magari con unespressione del volto che comunica disappunto (anche estremo), ma in genere senza obiettare: si siedono, salvo indirizzarti improperi tra sé e sé o con il vicino. Se vuoi capire cosa pensano devi scavare dentro le loro espressioni solite, molto legate ai personaggi-cult della musica e della televisione.
Non è vero che le domande radicali e profonde (e tra queste anche quelle religiose) non dimorino tra i giovani: ci sono, ma camuffate, mascherate, nascoste nel profondo del loro intimo, e non è facile scovarle e farle riaffiorare. Quando non sanno più come fare, si proteggono con un modello originalissimo (e nuovo) di pudore: si ricoprono di battute sino ad esserne sommersi, scomparendo alla vista di tutti (anche di se stessi). Oppure assumono laria saccente di chi conosce tutto e dà tutto per scontato. E per certi versi è vero. La quantità di informazioni che li colpisce ogni giorno è enormemente più alta rispetto a quella che colpiva un adolescente venticinque anni fa. Questo nuovo senso del pudore permette loro di difendersi dagli assalti di chi pretende sappiano tutto (anche a scuola) e siano in grado di muoversi con agilità e sicurezza in ogni contesto: dalle varie e diverse simulazioni cinematografiche ai contesti dei film che consumano in serie, restando incollati al video della Tv sino a non capire più se si tratti di finzione o della realtà quotidiana che vivono ogni giorno) alle situazioni scolastiche, affettive, culturali
Imparare a porsi domande
Anche a proposito di religione (e religioni) la risposta a una domanda qualsiasi (su Gesù Cristo piuttosto che sulla Bibbia, sulletica o sui grandi personaggi delle religioni non cristiane) è quasi sempre: "prof., ma labbiamo già fatto, lo sappiamo già". Se poi riesci ad andare a fondo , scopri che non sanno nulla (o quasi) e quello che sanno è spesso ridotto a notizia ricavata da un quiz televisivo. Hanno paura del confronto e si difendono così.
Daltra parte, chi - oggi -li aiuta a crescere attraverso un confronto sempre più preciso (e quindi sempre più impegnativo e bisognoso di motivazioni forti) con ciò che conta davvero nellesistenza? Detto in altri termini, chi indica loro riferimenti che li aiutino nel difficile compito di costruzione quotidiana di una sintesi personale e critica? Chi si pone al loro fianco, valorizzandoli e rispettandoli, per guidarli lungo il percorso che, giorno dopo giorno, li condurrà verso la maturità e la sicurezza delladulto? Chi - nella scuola - si assume lonere di questo compito, e la responsabilità conseguente? Quanto di tutto ciò tocca alla scuola?
Non è semplice rispondere. Certo essa non può prescindere dal compito primario di far recuperare ai suoi studenti (e penso soprattutto alla media superiore, ma con le precisazioni necessarie è possibile riferirsi anche alla media inferiore, alla elementare e alla materna) la capacità di imparare a porsi le domande. Infatti solo ponendo la domanda, e in modo corretto, è possibile cercare e trovare la risposta giusta. Senza domanda non si trova risposta. Anche per quanto riguarda la religione. Si tratta quindi di imparare a riformulare questa esigenza, che non è taciuta, ma nascosta, occultata, messa in ombra. Se la domanda torna ad essere declinata, possiamo impostare una ricerca e (magari) trovare anche la risposta giusta, capace di placare ansie e insicurezze. Per la religione, poi, tutto questo è ancora più complesso perché deve rispettare la coscienza profonda e la libertà di pensiero di una giovane vita in crescita, quale è appunto lallievo.
Ogni tanto lora di religione divine oggetto di critiche anche spietate. Giuste o meno che siano, di fatto lignoranza degli italiani in tema di religione non diminuisce, mentre aumenta il bombardamento di informazioni relative alle religioni presenti nel "villaggio globale".
Occasioni perdute
A chi il compito di ovviare a tale ignoranza? Verrebbe da dire: alla scuola. E quindi allora di religione, lunico spazio che istituzionalmente se ne occupa. La quale però versa in condizioni difficili, la cui storia anche recente è piena di sfaccettature, di chance e di occasioni perdute. Le occasioni perdute sono definite con la categoricità dei giudizi che ho ricordato. Dire che non sono veri non è possibile del tutto. Dire che non sono tutto, è invece - credo - doveroso. Diamo quindi un affondo nella direzione della complessità per meglio capire. Allievi avvalentesi in calo, con punte del 30%, mentre a livello nazionale si mantiene un 90% circa: quando anche al Sud e in provincia, dove la tenuta è maggiore, si avrà limpatto con la mentalità post-secolarizzata e post-moderna, quale sarà lesito? Programmi accettabili e anche buoni, rispettosi della scuola come luogo di mediazione culturale ed educativa, che hanno però un impatto problematico con gli studenti, per cui è a volte difficile attuarli. Docenti sui quali si scommette molto, ma che - di fatto - devono occuparsi molto della qualità della loro relazione con gli allievi, perché questi ultimi li sottopongono ogni anno a referendum, giudicandoli senza possibilità di appello. La nullificazione di ogni alternativa, che spinge al disimpegno, e quindi alla scelta di non avvalersi. E si potrebbe continuare.
La complessità aumenta ancora perché - finalmente! - il dibattito sta riprendendo vigore e forza, recuperando le fila di un discorso assopito da più di un decennio, quando il concordato pose fine a ragionamenti e riflessioni che testimoniavano grandi aperture insieme a interventi discutibili, novità di impostazione e nostalgie per il passato, ricerche originali e chiusure incomprensibili.
Luniversità apre alla teologia
La stampa ha dato rilevanza allintervento del card. Martini e alla sua richiesta di raddoppio delle ore di religione, dellaprile dello scorso anno (sono usciti proprio in questi giorni gli Atti di quellincontro: AA.VV., Religioni e Irc nella cultura e nella scuola italiana, Sei, Torino 1998).
Tacque però della richiesta di riapertura delle Università alle facoltà di teologia, per riannodare i fili di un dialogo e di un confronto che giace assopito dal lontano 1873, quando vennero cancellate dal territorio del Regno ad opera (sciagurata) della legge Scialoja-Correnti. Ora luniversità italiana sta riaffacciandosi al balcone aperto sulla teologia: lAccademia di Brera ha dato inizio al corso di Arte e Liturgia; lUniversità di Bologna, con il suo rettore, ha chiesto la re-introduzione della teologia; a Roma sta prendendo avvio un corso di specializzazione post-laurea proprio sulla teologia. Corre il dovere di ricordare lesempio, unico in Italia dellIstituto di Scienze Religiose di Urbino, voluto con testardaggine in unUniversità laica da quella grande figura del cattolicesimo teologico post-conciliare che fu il compianto Italo mancini, che appunto a Urbino esercitò il suo magistero teologico, filosofico e di testimonianza sacerdotale. Anche sul versante universitario, quindi, qualcosa si muove.
Una risposta alle domande formative
Ma torniamo al dibattito sullora di religione. La riapertura va collegata a un convegno svolto nel novembre 1996 allUniversità Bocconi di Milano, sul tema "Scuola e laicità. Una casa comune per la formazione del cittadino", davanti a qualche centinaio di docenti di religione attenti e - forse per qualcuno tra i più giovani - smarrito di fronte alla novità dellimpostazione che individuava nella scuola un luogo di incontro positivo tra diversi, nel rispetto di tutti e di ciascuno. Altra novità che merita di essere segnalata è il seminario svolto a Roma, nel novembre scorso, dalla Facoltà valdese di teologia insieme alla Facoltà di scienze delleducazione dellUniversità salesiana, durante il quale il Decano E. Genre ha proposto che lo Stato italiano istituisca la cattedra di Storia delle religioni come disciplina obbligatoria per tutti. Una novità non da poco, se si pensa allavversione che caratterizzò la posizione valdese agli inizi degli anni Ottanta.
Un ultimo dato: nel luglio scorso è stato pubblicato un volume a cura di L. Prenna, Assicurata ma facoltativa (Ed. Ave),che riprende le fila dei ragionamenti che si svilupparono prima della revisione concordataria, aggiornandoli alla luce dei cambiamenti (enormi, e sotto gli occhi di tutti) che sono intanto intervenuti: per titoli ricordo la caduta del muro di Berlino, e quindi delle ideologie, laffermarsi del fenomeno della mondializzazione e della globalizzazione, con il conseguente consolidarsi di una società sempre più indirizzata verso la multietnicità e la multireligiosità. Questo aumento di complessità rivela la necessità di rimettere mano alla questione per scovare possibilità nuove, che mettano i ragazzi in grado di essere se stessi sempre, liberi ovunque perché capaci di capire il mondo nel quale vivono.
Su tutto ciò si innesta il riordino dei cicli scolastici proposto dal Governo dellUlivo.
Si troverà una sintesi allaltezza della complessità e delle domande formative che salgono dai giovani e dai ragazzi, anche se non sempre espresse con la chiarezza della logica e della razionalità degli adulti, ma che gli adulti non possono certo ignorare, e hanno anzi il dovere morale di considerare con attenzione? La risposta giungerà dai fatti che alcuni adulti (i parlamentari) riusciranno a costruire, cogliendo e interpretando queste domande, sul piano della formazione, della cultura, e - poi - della politica.
Sergio De Carli
Materiale tratto dall'archivio del sito Abramo-ANIR dell'Associazione Nazionale Insegnanti di Religione.